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Fiori di zucca e primavera in cucina

La cucina veneta è ricca di curiosità e pietanze straordinarie, come molte atre regioni d’Italia, che fanno del no stro paese una delle mete più ambite al mondo per il turismo enogastronomico oltre che culturale.

A dirla tutta, questo paese potrebbe tranquillamente vivere di turismo e anche bene, se solo non ci fosse questa brama naturale di noi Italiani all’autolesionismo, ma non scendiamo in discorsi complicati e lunghi. Torniamo invece al cibo e alla tradizione Veneta, che di curiosità e aneddoti ne ha davvero molti.

In primavera infatti i piatti tradizionali prendono il volo con tutta una serie di ingredienti base e pietanze caratteristiche di ogni città, piccolo comune e paesetto sperso tra le colline, la pianura o le montagne. Diciamoci la verità, siamo davvero fortunati, viviamo in una regione con una quantità tale di microclimi e zone con terreni e acque così diversi da dare la possibilità alla natura di esprimersi davvero nelle più svariate forme e colori, insomma una zona come poche al mondo!

Ed ecco allora l’asparago di Bassano DOP, di Conche e di Pernumia con le relative feste paesane, i piselli di Baone (le perle dei colli Euganei), di Borso del Grappa (più dolce), di Lumignano e di Colognola ai colli, il radicchio primaverile di Chioggia e poi la cipolla il sedano per non parlare poi della frutta con le fragole di Verona e le ciliegie di Marostica! Potremmo riempire pagine e pagine di prodotti succulenti e caratteristici delle varie zone del Veneto.

E i fiori di zucca? Alzi la mano a chi non piacciono! Ma dai!!! Scherzi a parte in primavera fino alle prime settimane estive arrivano anche i fiori di zucca che, anche se qualcuno di voi avrà alzato la mano, sono una di quelle “cosette” semplici con le quali si possono fare cose fantastiche. Ovviamente quelli impanati e fritti, dai bambini agli anziani, è difficile che non incontrino il gusto della maggioranza e in primavera rappresentano da noi uno degli “spunciotti” più gettonati, se poi accompagnati dalla classica “ombretta” di vino tanto meglio!

I fiori di zucca sono buoni e belli e si prestano alla produzione e all’elaborazione di moltissime ricette, fritti appunto, per fare un pesto, per saltarli assieme ad un sugo di pesce o formaggio, per decorare, colorare e arricchire un piatto. Spazio alla fantasia e il gioco è fatto.

Insomma ad ogni stagione la natura ci fa dei regali meravigliosi, sta a noi fermarci, osservarli e coglierli, ricordandoci sempre un buon calice di vino (senza esagerare). Buon appetito!!

Ricetta della tradizione dei fiori di zucca (o zucchina) fritti.

I fiori di zucchina o zucca fritti sono facili da preparare, deliziosi e croccanti e si prestano ad essere consumati come antipasto o anche uno sfizioso spuntino, se poi li fate anche ripieni mangiateli pure come secondo.

INGREDIENTI:

24 fiori di zucca;

200 grammi di farina;

4 uova;

1 bicchiere di latte;

olio di semi di arachide o girasole;

sale;

pepe.

 

PROCEDIMENTO:

Allargate i fiori di zucca ed eliminate i piselli che trovate al loro interno. Sciogliete la farina nel latte freddo (volendo si possono fare mettendo anche della birra) e aggiungetela alle uova sbattute insaporendo la pastella così ottenuta con sale e pepe. Infarinate i fiori, immergeteli nella pastella e metteteli nell’olio bollente. Per verificare che questo sia alla giusta temperatura, provate prima con un fiore: se frigge subito aggiungete anche gli altri. Friggete rigirandoli spesso fino a quando avranno un colore dorato. Raccoglieteli con una schiumarola affinché gocciolino più possibile, poggiateli su carta da cucina perché perdano l’unto in eccesso e spolverizzateli con il sale. Serviteli molto caldi e croccanti. (PS. Qualcuno al posto del sale metteva lo zucchero per darli come merenda ai bambini).

Il baccalà, il naufragio e il nobile Veneziano

Il baccalà alla Vicentina è per noi veneti uno dei piatti più rappresentativi e caratteristici. Ripercorrendo la storia di questa pietanza si arriva addirittura al 1432, quando Pietro Querini, nobile navigatore e mercante Veneziano, si ritrovò naufrago, per una serie di sfortunati eventi, in un’isola dell’arcipelago delle Lofoten, nel nord della Norvegia. Qui dopo parecchi giorni di sofferenza e tentativi disperati di sopravvivenza al freddo gelido dell’inverno Norvegese, in quest’isola semideserta, trovarono un pescatore con due figli che vivevano in un isolotto nei dintorni e consentirono a Querini e compagni di arrivare a Røst. Qui vissero per circa 4 mesi, nei quali ebbero modo di toccare con mano le abitudini e i modi di vivere di questa popolazione e vennero a conoscenza dello straordinario modo che queste genti avevano per essiccare, conservare e preparare il merluzzo.

Tornato a Venezia nell’ottobre del 1432, il Querini importo l’arte dello stoccafisso che in breve tempo ebbe grande successo per le incredibili caratteristiche di gusto e conservabilità.

L’avventura di Querini, scritta in un diario tuttora conservato nella biblioteca Apostolica Vaticana, consenti ai Norvegesi di far conoscere e tramandare le abitudini di quei popoli negli anni a venire, tanto che nel 1932 a  Sandøy fu inaugurata una stele di pietra a ricordo del suo sbarco.

Da questa avventura persa nel ricordo dei secoli e grazie alle caratteristiche conservative, al gusto particolare e alla duttilità dello stoccafisso è nato il connubio tra Sandrigo (paese in provincia di Vicenza) e le Loføten nonché la Venerabile Confraternita del Baccalà alla Vicentina, che ha l’intento di difendere e tramandare proprio come i migliori cavalieri, la ricetta originale del Baccalà alla Vicentina che col passare del tempo assumeva un po’ ovunque variazioni di ogni genere, ma che a ben pensare fa dello stoccafisso uno degli alimenti dalle mille e più ricette… ma questa è un’altra storia!

LA RICETTA DEL 1700 DEL BACCALA’ ALLA VICENTINA:
Ingredienti per ogni chilogrammo di baccalà, ovvero stoccafisso (in Veneto al contrario del resto del mondo il baccalà è lo stoccafisso).

ATTENZIONE: all’acquisto controllare che il pesce abbia all’interno parte dei suoi visceri, tali visceri dovranno, dopo il rinvenimento del pesce in acqua, essere recuperati e tenuti a parte, essendo indispensabili per completare il condimento del pesce stesso.

Ingredienti

  • 500 grammi di cipolla di Chioggia
  • 3-4 sarde sotto sale con il loro sale di superficie
  • 250 grammi di olio d’oliva extravergine
  • 2 chiodi di garofano una foglia di alloro due spicchi d’aglio
  • farina 00 q.b.
  • 500 grammi di latte intero (ovviamente per latte intero si intende quello di vacca e non quello venduto dal lattaio privo di parte dei grassi, se non si ha a disposizione tale latte è possibile usare il latte con l’aggiunta di 35 grammi di panna da montare e non da cucina, per litro di latte)
  • Vino bianco, q.b. Il vino ideale sarebbe un bianco di collina tipo il soave o un vino antico come il cividin vino aspro e duro.

Procedimento

  1. Il Baccalà andrà battuto a lungo per sfibrare la carne secca e rattrappita dalla lunga esposizione al pallido sole e all’aria del nord Europa e non solo.
  2. Una volta battuto, con il dorso di un coltello corto, inumidita la pelle del pesce, si toglieranno le poche squame rimaste e lo si metterà a bagno in acqua corrente o in alternativa, in una vasca a cui si cambierà l’acqua ogni quattro ore, per almeno quattro giorni.
  3. Una volta ammollato il pesce, si provvederà ad aprirlo per recuperare le interiora e togliere le lische facendo attenzione a toglierle tutte.
  4. Si provvederà poi a dividere la carne dalla pelle porzionandola in pezzi lunghi quanto il palmo di una mano, ponendoli scolare su un colapasta, la pelle poi si taglierà a striscioline e si terrà a parte dello stoccafisso si butta solo le spine!
  5. In un tegame di coccio si braseranno le cipolle in abbondante olio di oliva extravergine e due chiodi di garofano e la foglia di alloro che verrà tolta prima di stemperare le sarde, sfumandole con del vino bianco (buono e non quello in cartone o pastorizzato) e a cottura vi si stempererà un battuto di sarde, sotto sale, diliscate, e le viscere dello stoccafisso stesso, sale ed una buona macinata di pepe bianco.
  6. Nel tegame di coccio servito per la cottura delle cipolle si stenderà un fondo, con la metà delle cipolle stesse, e sopra si adagerà il baccalà infarinato, inframezzato da tutta la pelle tagliata a striscioline; sopra a tutto il resto della cipolla.
  7. Bagnato il tutto con latte, ingrassato con crema di latte, si lascerà cuocere a fuoco lentissimo, per almeno quattro ore, coperto e rabboccando l’eventuale liquido di fondo, mancante, fino a cottura e cioè fino a quando il pesce risulterà tenero ed avrà assorbito quasi tutto il liquido.
  8. Se fatto al forno alla fine si potrà gratinare con del pane raffermo sparso sopra alla preparazione stessa.
  9. A questo punto si provvederà a preparare una polenta gialla o bianca tenera quale accompagnamento al baccalà stesso.

GIROBACCALÀ

TUTTI I MERCOLEDI’ SERA

OGNI MERCOLEDÌ UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE PIÙ ANTICHE E VARIE RICETTE DI BACCALÀ (STOCCAFISSO) DELLA TRADIZIONE VENETA, IN UN PERCORSO DEGUSTATIVO CHE METTERÀ A DURA PROVA LA TUA FAME E CHE PROBABILMENTE RIUSCIRAI A COMPLETARE IN 2 SERATE. SCOPRI LA TUA RICETTA PREFERITA E FAI LA TUA PERSONALE CLASSIFICA!!! TI ASPETTIAMO TUTTI I MERCOLEDÌ SERA!!!

Cos’è:

una degustazione dove potrai provare varie ricette di baccalà della cucina tradizionale veneta a 30 € a persona con acqua e vino.

Come funziona:

ci sono 7 diverse ricette venete a base di stoccafisso, che ti verranno servite in un ordine stabilito e, di ognuna di queste ricette, ne verranno servite 100 gr a persona con polenta morbida o a fette a seconda del tipo di ricetta.

7 ricette e 7 regole:

  1. Le ricette usciranno in quest’ordine:

–  Baccalà insalata

–  Baccalà mantecato

–  Baccalà alla vicentina ricetta trattoria Orazio

–  Baccalà alla veneziana

–  Baccalà alla vicentina ricetta tradizionale

– Baccalà alla marinara

– Baccalà arrosto

  1. Le quantità di baccalà a persona non sono modificabili e per proseguire col giro devi aver finito tutta la portata precedente
  2. Puoi saltare una ricetta e passare alla successiva che ti verrà comunicata dal cameriere, la ricetta che salti non la puoi portare a casa
  3. Hai massimo mezzo litro di vino della casa
  4. Puoi mangiare al massimo 700 gr di baccalà
  5. Quando non ce la fai più a mangiare finisce il giro baccalà
  6. Ogni giro baccalà è per una persona, qualora volessi condividerlo con un’altra persona il prezzo salirebbe a 40€. Non è possibile dividerlo oltre le 2 persone. Non sono compresi i contorni.

UNA SERATA DIVERSA OGNI SETTIMANA

 

23 FEBBRAIO CENA CON DELITTO

2 MARZO FESTA DEL BACCALA’

9 MARZO MAGNAR DE MAGRO

15 MARZO SERATA DEI CARCIOFI

16 MARZO CENA DI BENEFICENZA PER EMERGENCY

22 MARZO SERATA DEL BOLLITO

1 APRILE PRANZO DI PASQUA

13 APRILE ERBETTE DI PRIMAVERA

19 APRILE SERATA DEGLI ASPARAGI

20 APRILE CENA CON DELITTO

27 APRILE FESTA DEL PESCE

4 MAGGIO 7 RISOTTI PER 7 PROVINCE

11 MAGGIO SERATA IN FIORE (serata a base di fiori edibili)

18 MAGGIO FESTA DEL BACCALA’

Tempus Fugit

Restano ancora poche settimane per cenare GRATIS….

Trattoria Orazio ha preparato per voi 14 serate a tema che si svolgeranno dal 7 settembre al 7 dicembre una volta la settimana…

Registrati alle serate a tema lasciando i tuoi dati e partecipa ad una serata GRATIUTAMENTE

Il tempo passa veloce e le serate a tema rimangono ancora poche, ma sei ancora in tempo per ricevere la tua serata omaggio. Partecipà almeno a 5 eventi registrantoti sul portale prenotazioni del nostro sito internet e la sesta serata a cui partecipi te la regaliamo noi.

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 14 eventi

Partecipa a 5 eventi il sesto te lo regaliamo noi, hai capito bene, il sesto evento GRATIS….

Condizioni di utilizzo:

Avere diritto all’offerta è molto semplice, devi iscriverti alla nostra newsletter attraverso il sito e/o prenotando uno degli eventi via internet lasciando i tuoi dati. Potrai iscriverti all’offerta anche direttamente in trattoria compilando l’apposita cartolina che troverai a disposizione. Dovrai partecipare a 5 serate a tua scelta tra quelle sopra elencate e la sesta serata te la regaliamo noi ma sarai tu a sceglierla!

L’ultima serata è quella del 7 dicembre, quindi entro la penultima serata (30 novembre festa del radicchio) dovrai aver partecipato ad almeno 5 serate per avere la tua serata omaggio che in questo caso sarà la serata degli “ossi di maiale”. La promozione comprende il prezzo della serata secondo il menù e l’offerta proposta da trattoria Orazio, ogni eventuale extra non compreso nel prezzo della serata dovrà essere pagato a parte anche nella serata omaggio!

L’offerta è per singola persona, non cedibile e non cumulabile con altre offerte. La mail e il telefono forniti per partecipare devono essere regolarmente funzionanti e saranno verificati per validare l’offerta. In questo periodo ci saranno anche altre serate (karaoke, cena con delitto ecc) che non rientrano in questa promozione.

 

Ricordati che i posti sono limitati, non esitare e approfitta di questa incredibile opportunità!!!!

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Caldo e alimentazione

CALDO e ALIMENTAZIONE

Con l’arrivo dell’afa asfissiante diventa sempre più importate alimentarsi nel modo corretto, scegliendo i cibi giusti per non appesantirsi troppo e per sopportare un po’ meglio il caldo.

Allora quali sono gli alimenti che meglio si addicono a questo clima? Sicuramente tante insalate, paste fredde, carni magre e pesce, yogurt macedonie e tanta tanta frutta e verdure di stagione.

Da Orazio tutti i giorni trovi questo e altro, insalatone fresche anche di pesce, numerosi piatti freddi, piatti unici di pesce con verdure di stagione, macedonia e frutta fresca, coppa allo yogurt con frutta e cereali senza dimenticare che col caldo fa sempre bene, oltre che dare refrigerio, una buona pallina di gelato, magari fatto in casa come da Orazio.

Allora perche perdere tempo a preparare tutto questo a casa dovendo andare a fare la spesa, quando puoi trovare tutto pronto e servito direttamente al tavolo il tutto a prezzi davvero sostenibili?

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P.S. Tutti i giorni anche piatti vegani, che con il caldo danno davvero quel qualcosa in più!!!

Baccalà o stoccafisso

Da sempre questa è una di quelle domande che molti ci pongono e che merita un piccolo approfondimento in quanto ci sono delle convenzioni che, come spesso accade, possono creare un po’ di confusione! Va intanto detto che sono due prodotti diversi, entrambi derivanti dal merluzzo. Quindi quello che cambia è la lavorazione, mentre la materia prima rimane il merluzzo. Una volta chiarito questo primo punto, stabiliamo le differenze di lavorazione, salatura ed essicazione! Entrambe le tecniche di conservazione sono molto antiche e presentano alcune fondamentali differenze. Per fare lo stoccafisso si usa soltanto merluzzo artico norvegese, Gadus morhua, chiamato skrei,  mentre per  il baccalà si usa anche il Gadus macrocephalus. Lo stoccafisso viene essiccato, mentre il baccalà attraversa un processo di salatura (si può parlare di baccalà solo quando il contenuto di sale assorbito durante la salatura supera 18%) o di salatura e una successiva essiccazione.

Esistono due tipi diversi di baccalà. Il baccalà salato e il baccalà salato ed essiccato. Nel primo caso il merluzzo viene pulito, aperto e messo sotto sale per circa 3 settimane. Il baccalà salato ed essiccato è baccalà salato, che viene successivamente essiccato in tunnel per al massimo una settimana. E’ uno degli ingredienti più tradizionali e popolari presenti nella cucina regionale italiana, ad esempio in Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sicilia.

La produzione di stoccafisso, invece, è legata alla pesca stagionale nei mesi tra febbraio e marzo/aprile nel nord della Norvegia, in particolare alle isole Lofoten. In questi mesi il merluzzo artico norvegese lascia il solito habitat nel Mare di Barents per arrivare alle Isole Lofoten dove depone le uova. Il periodo coincide con condizione climatiche ottime per far essiccare il merluzzo all’aperto su apposite rastrelliere con il solo aiuto del sole e del vento.  Il periodo di produzione ed essiccazione dello stoccafisso va sempre da febbraio a giugno, quando lo stoccafisso pronto viene raccolto dopo essere rimasto circa 3 mesi sulla rastrelliere.

La confusione che ogni tanto si genera tra stoccafisso e baccalà nasce anche dal fatto che in Veneto e nella tradizione gastronomica veneta, che poi si è diffusa anche in altri regioni, lo stoccafisso viene chiamato “baccalà” o anzi con il tradizionale termine “bacalà”. Infatti, due dei piatti più famosi della cucina tradizionale di questa regione, il baccalà mantecato e il baccalà alla vicentina, sono fatti con lo stoccafisso.

Fiori Eduli

L’utilizzo dei fiori eduli risale all’epoca romana esistono infatti testimonianze dove i petali dei fiori gialli e rosa erano inseriti in alcune preparazioni prelibate.
Esistono circa 50 specie differenti di fiori eduli, o commestibili. Molti li consumiamo già (è il caso di carciofi, fiori di zucca, cavolfiori e zafferano). Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli sono poverissimi di grassi e ricchi di sostanze nutritive come minerali, proteine e vitamine (A e C). In particolare le viole e i garofani sono ricchi di potassio.

I fiori eduli, inoltre, hanno un elevato quantitativo di antiossidanti dovuti al contenuto di flavonoidi e carotenoidi che ne determinano il colore.

Trovano anche un classico impiego negli sciroppi o nei liquori, dove ad esempio vengono utilizzate le rose, le violette e il papavero selvatico. Ovviamente anche nelle tisane si trovano spesso i fiori essiccati di molte piante, dalla malva al tiglio, dalla violetta al girasole. In cucina, invece, si possono utilizzare in insalate, nelle zuppe, abbinati ai primi piatti, alla carne e altro ancora. Oltre a dare un tocco di colore al piatto molti, come detto, hanno proprietà importanti per il nostro benessere.

Ecco quelli scelti per la nosta cena, oltre ai classicissimi fiori di zucca:
• Bocca di leone. Oltre ad avere un buon profumo ha anche un ottimo sapore, per questo viene aggiunta alla insalate, ai gelati e ai sorbetti svolgendo inoltre un’azione benefica per il suo contenuto di vitamine A, B e C oltre che di amminoacidi e minerali.

  • Calendula. I fiori sono preziosissimi nelle scienze erboristiche e vengono raccolti in estate. Essi hanno proprietà depurative del sangue, antinfiammatorie, cicatrizzanti, antisettiche e antivirali. In cucina questa pianta è apprezzata soprattutto per l’aroma spiccato, che sprigiona e che fa subito pensare allo zafferano. I suoi fiori possono essere utilizzati cotti o crudi per la preparazione di tutte le portate, dall’antipasto al dessert, incluse zuppe, minestroni e risotti.
  • Garofano. I suoi fiori sono dotati di una profumazione gradevole e delicata: una volta raccolti e dissecati, sono adatti per la preparazione di dolci, sughi e per accompagnare piatti di carne bianca o pesce. Prima di usare i petali, ricordatevi di togliere la parte ristretta, bianca, di ciascun petalo, chiamata anche unghia, perchè amara.
  • Viola. I suoi fiori, da raccogliere fra aprile e settembre, si consumano spesso canditi o brinati, in dessert, insalate e confetture. Il consumo di viola apporta benefici all’apparato renale e, grazie all’alto contenuto di vitamina A e C, note per le proprietà anti-ossidanti, anche alla pelle. La viola e le violette, inoltre, secondo i romani, erano un rimedio per il mal di testa.

Consigli per l’uso:
– Per conservare intatti il profumo e la consistenza, chi volesse coltivarli in casa deve coglierli al mattino presto, maneggiandoli ovviamente con estrema delicatezza: si tratta sempre di fiori.
– Più nel dettaglio, gli eduli piccoli e senza gambo devono essere conservati all’interno di sacchetti di plastica, mentre quelli con gambo vanno bene anche in vasetti di acqua. Per evitare l’appassimento dei petali è, inoltre, necessario separarli dalla corolla e dal gambo solo prima di impiegarli nei piatti;
– Una volta colti, i fiori commestibili devono essere lavati e asciugati come una normale verdura. Prima di “cucinarli”, il consiglio è quello di sciacquarli con attenzione in acqua fredda e tamponarli con un panno pulito e inodore.

Fonte: dipartimento di biologia Università di Roma

Simone Carpanese

Cani al ristorante

Sul fatto che i cani possano o meno entrare nei locali pubblici (bar e ristoranti)  se ne sentono di tutti i colori. Nell’ormai famoso decreto del 1954 aggiornato nel 2006 (D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320) consultabile a questo indirizzo https://goo.gl/iMU7xO , troviamo le disposizioni per la prevenzione della diffusione della rabbia, riportate secondo quanto segue (articolo 83):

        Il sindaco deve provvedere alla profilassi della rabbia prescrivendo:

  1. la regolare notifica, da parte dei possessori, di tutti i cani esistenti nel territorio comunale per la registrazione ai fini della vigilanza sanitaria e per la applicazione della tassa cani. A tale scopo deve essere riportato nel registro, oltre alle generalità del possessore, anche lo stato segnaletico degli animali rilevato dal veterinario comunale;
  2. l’applicazione al collare di ciascun cane di una speciale piastrina che deve essere consegnata ai possessori all’atto della denuncia;
  3. l’obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;
  4. l’obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto.

Possono essere tenuti senza guinzaglio e senza museruola i cani da guardia, soltanto entro i limiti dei luoghi da sorvegliare purché non aperti al pubblico; i cani da pastore e quelli da caccia, quando vengono rispettivamente utilizzati per la guardia delle greggi e per la caccia, nonché i cani delle forze armate e delle forze di polizia quando sono utilizzati per servizio.

In realtà la legge è poco chiara, soprattutto sulla possibilità o meno che i cani possano entrare nei bar e ristoranti. Proprietari e gestori del locale possono però «vietare l’ingresso ad animali sporchi o maleodoranti» ed invitare ad uscire qualora l’animale infastidisca gli altri clienti. Ci sono poi leggi regionali e regolamenti comunali che demandano la facoltà di decidere su cosa fare al gestore del locale pubblico e quasi ogni Comune ha provveduto a regolamentare autonomamente la materia ed è necessario  fare riferimento al regolamento specifico del luogo in cui ci si trova.

A Padova, per esempio, la scelta è a discrezione del gestore del locale ( https://goo.gl/UZEBx6 ) che è tenuto a segnalare il tutto con il classico cartello di vietato l’accesso ai cani. [Negli esercizi dove è consentito l’accesso con cani, il conduttore deve usare il guinzaglio e portare con sé la museruola da utilizzare in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali; inoltre, deve evitare che l’animale sporchi, crei disturbo o danno. I gatti e gli altri animali da affezione devono essere trasportati in idoneo contenitore (es. trasportino)].

Ricordando che la lunghezza del guinzaglio è di massimo 1,5 mt si ricorda che nei regolamenti di ogni comune si trovano tutte le indicazioni, poi è chiaro che ognuno può essere d’accordo o meno. Ovviamente se ci fosse buon senso e un po’ di rispetto in più per gli altri, forse ci sarebbero anche meno notizie false e tendenziose.

Simone Carpanese