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Fiori di zucca e primavera in cucina

La cucina veneta è ricca di curiosità e pietanze straordinarie, come molte atre regioni d’Italia, che fanno del no stro paese una delle mete più ambite al mondo per il turismo enogastronomico oltre che culturale.

A dirla tutta, questo paese potrebbe tranquillamente vivere di turismo e anche bene, se solo non ci fosse questa brama naturale di noi Italiani all’autolesionismo, ma non scendiamo in discorsi complicati e lunghi. Torniamo invece al cibo e alla tradizione Veneta, che di curiosità e aneddoti ne ha davvero molti.

In primavera infatti i piatti tradizionali prendono il volo con tutta una serie di ingredienti base e pietanze caratteristiche di ogni città, piccolo comune e paesetto sperso tra le colline, la pianura o le montagne. Diciamoci la verità, siamo davvero fortunati, viviamo in una regione con una quantità tale di microclimi e zone con terreni e acque così diversi da dare la possibilità alla natura di esprimersi davvero nelle più svariate forme e colori, insomma una zona come poche al mondo!

Ed ecco allora l’asparago di Bassano DOP, di Conche e di Pernumia con le relative feste paesane, i piselli di Baone (le perle dei colli Euganei), di Borso del Grappa (più dolce), di Lumignano e di Colognola ai colli, il radicchio primaverile di Chioggia e poi la cipolla il sedano per non parlare poi della frutta con le fragole di Verona e le ciliegie di Marostica! Potremmo riempire pagine e pagine di prodotti succulenti e caratteristici delle varie zone del Veneto.

E i fiori di zucca? Alzi la mano a chi non piacciono! Ma dai!!! Scherzi a parte in primavera fino alle prime settimane estive arrivano anche i fiori di zucca che, anche se qualcuno di voi avrà alzato la mano, sono una di quelle “cosette” semplici con le quali si possono fare cose fantastiche. Ovviamente quelli impanati e fritti, dai bambini agli anziani, è difficile che non incontrino il gusto della maggioranza e in primavera rappresentano da noi uno degli “spunciotti” più gettonati, se poi accompagnati dalla classica “ombretta” di vino tanto meglio!

I fiori di zucca sono buoni e belli e si prestano alla produzione e all’elaborazione di moltissime ricette, fritti appunto, per fare un pesto, per saltarli assieme ad un sugo di pesce o formaggio, per decorare, colorare e arricchire un piatto. Spazio alla fantasia e il gioco è fatto.

Insomma ad ogni stagione la natura ci fa dei regali meravigliosi, sta a noi fermarci, osservarli e coglierli, ricordandoci sempre un buon calice di vino (senza esagerare). Buon appetito!!

Ricetta della tradizione dei fiori di zucca (o zucchina) fritti.

I fiori di zucchina o zucca fritti sono facili da preparare, deliziosi e croccanti e si prestano ad essere consumati come antipasto o anche uno sfizioso spuntino, se poi li fate anche ripieni mangiateli pure come secondo.

INGREDIENTI:

24 fiori di zucca;

200 grammi di farina;

4 uova;

1 bicchiere di latte;

olio di semi di arachide o girasole;

sale;

pepe.

 

PROCEDIMENTO:

Allargate i fiori di zucca ed eliminate i piselli che trovate al loro interno. Sciogliete la farina nel latte freddo (volendo si possono fare mettendo anche della birra) e aggiungetela alle uova sbattute insaporendo la pastella così ottenuta con sale e pepe. Infarinate i fiori, immergeteli nella pastella e metteteli nell’olio bollente. Per verificare che questo sia alla giusta temperatura, provate prima con un fiore: se frigge subito aggiungete anche gli altri. Friggete rigirandoli spesso fino a quando avranno un colore dorato. Raccoglieteli con una schiumarola affinché gocciolino più possibile, poggiateli su carta da cucina perché perdano l’unto in eccesso e spolverizzateli con il sale. Serviteli molto caldi e croccanti. (PS. Qualcuno al posto del sale metteva lo zucchero per darli come merenda ai bambini).

Il baccalà, il naufragio e il nobile Veneziano

Il baccalà alla Vicentina è per noi veneti uno dei piatti più rappresentativi e caratteristici. Ripercorrendo la storia di questa pietanza si arriva addirittura al 1432, quando Pietro Querini, nobile navigatore e mercante Veneziano, si ritrovò naufrago, per una serie di sfortunati eventi, in un’isola dell’arcipelago delle Lofoten, nel nord della Norvegia. Qui dopo parecchi giorni di sofferenza e tentativi disperati di sopravvivenza al freddo gelido dell’inverno Norvegese, in quest’isola semideserta, trovarono un pescatore con due figli che vivevano in un isolotto nei dintorni e consentirono a Querini e compagni di arrivare a Røst. Qui vissero per circa 4 mesi, nei quali ebbero modo di toccare con mano le abitudini e i modi di vivere di questa popolazione e vennero a conoscenza dello straordinario modo che queste genti avevano per essiccare, conservare e preparare il merluzzo.

Tornato a Venezia nell’ottobre del 1432, il Querini importo l’arte dello stoccafisso che in breve tempo ebbe grande successo per le incredibili caratteristiche di gusto e conservabilità.

L’avventura di Querini, scritta in un diario tuttora conservato nella biblioteca Apostolica Vaticana, consenti ai Norvegesi di far conoscere e tramandare le abitudini di quei popoli negli anni a venire, tanto che nel 1932 a  Sandøy fu inaugurata una stele di pietra a ricordo del suo sbarco.

Da questa avventura persa nel ricordo dei secoli e grazie alle caratteristiche conservative, al gusto particolare e alla duttilità dello stoccafisso è nato il connubio tra Sandrigo (paese in provincia di Vicenza) e le Loføten nonché la Venerabile Confraternita del Baccalà alla Vicentina, che ha l’intento di difendere e tramandare proprio come i migliori cavalieri, la ricetta originale del Baccalà alla Vicentina che col passare del tempo assumeva un po’ ovunque variazioni di ogni genere, ma che a ben pensare fa dello stoccafisso uno degli alimenti dalle mille e più ricette… ma questa è un’altra storia!

LA RICETTA DEL 1700 DEL BACCALA’ ALLA VICENTINA:
Ingredienti per ogni chilogrammo di baccalà, ovvero stoccafisso (in Veneto al contrario del resto del mondo il baccalà è lo stoccafisso).

ATTENZIONE: all’acquisto controllare che il pesce abbia all’interno parte dei suoi visceri, tali visceri dovranno, dopo il rinvenimento del pesce in acqua, essere recuperati e tenuti a parte, essendo indispensabili per completare il condimento del pesce stesso.

Ingredienti

  • 500 grammi di cipolla di Chioggia
  • 3-4 sarde sotto sale con il loro sale di superficie
  • 250 grammi di olio d’oliva extravergine
  • 2 chiodi di garofano una foglia di alloro due spicchi d’aglio
  • farina 00 q.b.
  • 500 grammi di latte intero (ovviamente per latte intero si intende quello di vacca e non quello venduto dal lattaio privo di parte dei grassi, se non si ha a disposizione tale latte è possibile usare il latte con l’aggiunta di 35 grammi di panna da montare e non da cucina, per litro di latte)
  • Vino bianco, q.b. Il vino ideale sarebbe un bianco di collina tipo il soave o un vino antico come il cividin vino aspro e duro.

Procedimento

  1. Il Baccalà andrà battuto a lungo per sfibrare la carne secca e rattrappita dalla lunga esposizione al pallido sole e all’aria del nord Europa e non solo.
  2. Una volta battuto, con il dorso di un coltello corto, inumidita la pelle del pesce, si toglieranno le poche squame rimaste e lo si metterà a bagno in acqua corrente o in alternativa, in una vasca a cui si cambierà l’acqua ogni quattro ore, per almeno quattro giorni.
  3. Una volta ammollato il pesce, si provvederà ad aprirlo per recuperare le interiora e togliere le lische facendo attenzione a toglierle tutte.
  4. Si provvederà poi a dividere la carne dalla pelle porzionandola in pezzi lunghi quanto il palmo di una mano, ponendoli scolare su un colapasta, la pelle poi si taglierà a striscioline e si terrà a parte dello stoccafisso si butta solo le spine!
  5. In un tegame di coccio si braseranno le cipolle in abbondante olio di oliva extravergine e due chiodi di garofano e la foglia di alloro che verrà tolta prima di stemperare le sarde, sfumandole con del vino bianco (buono e non quello in cartone o pastorizzato) e a cottura vi si stempererà un battuto di sarde, sotto sale, diliscate, e le viscere dello stoccafisso stesso, sale ed una buona macinata di pepe bianco.
  6. Nel tegame di coccio servito per la cottura delle cipolle si stenderà un fondo, con la metà delle cipolle stesse, e sopra si adagerà il baccalà infarinato, inframezzato da tutta la pelle tagliata a striscioline; sopra a tutto il resto della cipolla.
  7. Bagnato il tutto con latte, ingrassato con crema di latte, si lascerà cuocere a fuoco lentissimo, per almeno quattro ore, coperto e rabboccando l’eventuale liquido di fondo, mancante, fino a cottura e cioè fino a quando il pesce risulterà tenero ed avrà assorbito quasi tutto il liquido.
  8. Se fatto al forno alla fine si potrà gratinare con del pane raffermo sparso sopra alla preparazione stessa.
  9. A questo punto si provvederà a preparare una polenta gialla o bianca tenera quale accompagnamento al baccalà stesso.

GIROBACCALÀ

TUTTI I MERCOLEDI’ SERA

OGNI MERCOLEDÌ UN VIAGGIO ATTRAVERSO LE PIÙ ANTICHE E VARIE RICETTE DI BACCALÀ (STOCCAFISSO) DELLA TRADIZIONE VENETA, IN UN PERCORSO DEGUSTATIVO CHE METTERÀ A DURA PROVA LA TUA FAME E CHE PROBABILMENTE RIUSCIRAI A COMPLETARE IN 2 SERATE. SCOPRI LA TUA RICETTA PREFERITA E FAI LA TUA PERSONALE CLASSIFICA!!! TI ASPETTIAMO TUTTI I MERCOLEDÌ SERA!!!

Cos’è:

una degustazione dove potrai provare varie ricette di baccalà della cucina tradizionale veneta a 30 € a persona con acqua e vino.

Come funziona:

ci sono 7 diverse ricette venete a base di stoccafisso, che ti verranno servite in un ordine stabilito e, di ognuna di queste ricette, ne verranno servite 100 gr a persona con polenta morbida o a fette a seconda del tipo di ricetta.

7 ricette e 7 regole:

  1. Le ricette usciranno in quest’ordine:

–  Baccalà insalata

–  Baccalà mantecato

–  Baccalà alla vicentina ricetta trattoria Orazio

–  Baccalà alla veneziana

–  Baccalà alla vicentina ricetta tradizionale

– Baccalà alla marinara

– Baccalà arrosto

  1. Le quantità di baccalà a persona non sono modificabili e per proseguire col giro devi aver finito tutta la portata precedente
  2. Puoi saltare una ricetta e passare alla successiva che ti verrà comunicata dal cameriere, la ricetta che salti non la puoi portare a casa
  3. Hai massimo mezzo litro di vino della casa
  4. Puoi mangiare al massimo 700 gr di baccalà
  5. Quando non ce la fai più a mangiare finisce il giro baccalà
  6. Ogni giro baccalà è per una persona, qualora volessi condividerlo con un’altra persona il prezzo salirebbe a 40€. Non è possibile dividerlo oltre le 2 persone. Non sono compresi i contorni.

Caldo e alimentazione

CALDO e ALIMENTAZIONE

Con l’arrivo dell’afa asfissiante diventa sempre più importate alimentarsi nel modo corretto, scegliendo i cibi giusti per non appesantirsi troppo e per sopportare un po’ meglio il caldo.

Allora quali sono gli alimenti che meglio si addicono a questo clima? Sicuramente tante insalate, paste fredde, carni magre e pesce, yogurt macedonie e tanta tanta frutta e verdure di stagione.

Da Orazio tutti i giorni trovi questo e altro, insalatone fresche anche di pesce, numerosi piatti freddi, piatti unici di pesce con verdure di stagione, macedonia e frutta fresca, coppa allo yogurt con frutta e cereali senza dimenticare che col caldo fa sempre bene, oltre che dare refrigerio, una buona pallina di gelato, magari fatto in casa come da Orazio.

Allora perche perdere tempo a preparare tutto questo a casa dovendo andare a fare la spesa, quando puoi trovare tutto pronto e servito direttamente al tavolo il tutto a prezzi davvero sostenibili?

Non esitare, vieni a trovarci e ne guadagnerai anche in salute.

P.S. Tutti i giorni anche piatti vegani, che con il caldo danno davvero quel qualcosa in più!!!

Baccalà o stoccafisso

Da sempre questa è una di quelle domande che molti ci pongono e che merita un piccolo approfondimento in quanto ci sono delle convenzioni che, come spesso accade, possono creare un po’ di confusione! Va intanto detto che sono due prodotti diversi, entrambi derivanti dal merluzzo. Quindi quello che cambia è la lavorazione, mentre la materia prima rimane il merluzzo. Una volta chiarito questo primo punto, stabiliamo le differenze di lavorazione, salatura ed essicazione! Entrambe le tecniche di conservazione sono molto antiche e presentano alcune fondamentali differenze. Per fare lo stoccafisso si usa soltanto merluzzo artico norvegese, Gadus morhua, chiamato skrei,  mentre per  il baccalà si usa anche il Gadus macrocephalus. Lo stoccafisso viene essiccato, mentre il baccalà attraversa un processo di salatura (si può parlare di baccalà solo quando il contenuto di sale assorbito durante la salatura supera 18%) o di salatura e una successiva essiccazione.

Esistono due tipi diversi di baccalà. Il baccalà salato e il baccalà salato ed essiccato. Nel primo caso il merluzzo viene pulito, aperto e messo sotto sale per circa 3 settimane. Il baccalà salato ed essiccato è baccalà salato, che viene successivamente essiccato in tunnel per al massimo una settimana. E’ uno degli ingredienti più tradizionali e popolari presenti nella cucina regionale italiana, ad esempio in Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo e Sicilia.

La produzione di stoccafisso, invece, è legata alla pesca stagionale nei mesi tra febbraio e marzo/aprile nel nord della Norvegia, in particolare alle isole Lofoten. In questi mesi il merluzzo artico norvegese lascia il solito habitat nel Mare di Barents per arrivare alle Isole Lofoten dove depone le uova. Il periodo coincide con condizione climatiche ottime per far essiccare il merluzzo all’aperto su apposite rastrelliere con il solo aiuto del sole e del vento.  Il periodo di produzione ed essiccazione dello stoccafisso va sempre da febbraio a giugno, quando lo stoccafisso pronto viene raccolto dopo essere rimasto circa 3 mesi sulla rastrelliere.

La confusione che ogni tanto si genera tra stoccafisso e baccalà nasce anche dal fatto che in Veneto e nella tradizione gastronomica veneta, che poi si è diffusa anche in altri regioni, lo stoccafisso viene chiamato “baccalà” o anzi con il tradizionale termine “bacalà”. Infatti, due dei piatti più famosi della cucina tradizionale di questa regione, il baccalà mantecato e il baccalà alla vicentina, sono fatti con lo stoccafisso.

Fiori Eduli

L’utilizzo dei fiori eduli risale all’epoca romana esistono infatti testimonianze dove i petali dei fiori gialli e rosa erano inseriti in alcune preparazioni prelibate.
Esistono circa 50 specie differenti di fiori eduli, o commestibili. Molti li consumiamo già (è il caso di carciofi, fiori di zucca, cavolfiori e zafferano). Dal punto di vista nutrizionale, i fiori eduli sono poverissimi di grassi e ricchi di sostanze nutritive come minerali, proteine e vitamine (A e C). In particolare le viole e i garofani sono ricchi di potassio.

I fiori eduli, inoltre, hanno un elevato quantitativo di antiossidanti dovuti al contenuto di flavonoidi e carotenoidi che ne determinano il colore.

Trovano anche un classico impiego negli sciroppi o nei liquori, dove ad esempio vengono utilizzate le rose, le violette e il papavero selvatico. Ovviamente anche nelle tisane si trovano spesso i fiori essiccati di molte piante, dalla malva al tiglio, dalla violetta al girasole. In cucina, invece, si possono utilizzare in insalate, nelle zuppe, abbinati ai primi piatti, alla carne e altro ancora. Oltre a dare un tocco di colore al piatto molti, come detto, hanno proprietà importanti per il nostro benessere.

Ecco quelli scelti per la nosta cena, oltre ai classicissimi fiori di zucca:
• Bocca di leone. Oltre ad avere un buon profumo ha anche un ottimo sapore, per questo viene aggiunta alla insalate, ai gelati e ai sorbetti svolgendo inoltre un’azione benefica per il suo contenuto di vitamine A, B e C oltre che di amminoacidi e minerali.

  • Calendula. I fiori sono preziosissimi nelle scienze erboristiche e vengono raccolti in estate. Essi hanno proprietà depurative del sangue, antinfiammatorie, cicatrizzanti, antisettiche e antivirali. In cucina questa pianta è apprezzata soprattutto per l’aroma spiccato, che sprigiona e che fa subito pensare allo zafferano. I suoi fiori possono essere utilizzati cotti o crudi per la preparazione di tutte le portate, dall’antipasto al dessert, incluse zuppe, minestroni e risotti.
  • Garofano. I suoi fiori sono dotati di una profumazione gradevole e delicata: una volta raccolti e dissecati, sono adatti per la preparazione di dolci, sughi e per accompagnare piatti di carne bianca o pesce. Prima di usare i petali, ricordatevi di togliere la parte ristretta, bianca, di ciascun petalo, chiamata anche unghia, perchè amara.
  • Viola. I suoi fiori, da raccogliere fra aprile e settembre, si consumano spesso canditi o brinati, in dessert, insalate e confetture. Il consumo di viola apporta benefici all’apparato renale e, grazie all’alto contenuto di vitamina A e C, note per le proprietà anti-ossidanti, anche alla pelle. La viola e le violette, inoltre, secondo i romani, erano un rimedio per il mal di testa.

Consigli per l’uso:
– Per conservare intatti il profumo e la consistenza, chi volesse coltivarli in casa deve coglierli al mattino presto, maneggiandoli ovviamente con estrema delicatezza: si tratta sempre di fiori.
– Più nel dettaglio, gli eduli piccoli e senza gambo devono essere conservati all’interno di sacchetti di plastica, mentre quelli con gambo vanno bene anche in vasetti di acqua. Per evitare l’appassimento dei petali è, inoltre, necessario separarli dalla corolla e dal gambo solo prima di impiegarli nei piatti;
– Una volta colti, i fiori commestibili devono essere lavati e asciugati come una normale verdura. Prima di “cucinarli”, il consiglio è quello di sciacquarli con attenzione in acqua fredda e tamponarli con un panno pulito e inodore.

Fonte: dipartimento di biologia Università di Roma

Simone Carpanese

Scampi alla bùsara in bianco

Sin dai tempi della Serenissima Repubblica de Venesia,

nel mare davanti la Dominante, si potevano pescare scampi di tutte le dimensioni, coi quali i cuochi si potevano sbizzarrire nelle ricette più fantasiose! Una di quelle più usate era una ricetta di origine Dalmata, chiamata Scampi alla bùsara. La ricetta prende il suo nome da un recipiente, generalmente di coccio ma anche di ferro, usato sulle navi per cuocere i pasti a bordo. Questa ricetta viene preparata da secoli e molti oggi ne conoscono la versione più moderna, quella con l’aggiunta del pomodoro! Noi di Orazio abbiamo preferito scavare nella storia di questo piatto, riportando alla luce una ricetta tanto antica quanto particolare, gli scampi alla bùsara in bianco. Eccovi la nostra ricetta:

scampi alla busara

16 scampi

1 bicchiere di vino bianco secco

2 cucchiai di olio di oliva

1 spicchio d’aglio

80 gr di prezzemolo

1 cucchiaino di senape

40 gr di brandy

1 cucchiaio di farina

Sale

Mettete gli scampi in una padella dopo aver inciso il guscio verticalmente nella parte superiore. Rosolateli brevemente con un po’ d’olio e l’aglio, quindi bagnateli col brandy e fiammeggiateli.

Appena spento il fuoco, abbassate la fiamma e aggiungete il vino; poi trasferiteli nel piatto di portata e teneteli al caldo. Fate addensare il fondo di cottura, unendovi la senape e la farina, quindi versate la salsa così ottenuta sopra gli scampi e cospargeteli di prezzemolo tritato! Adesso BUON APPETITO!

Consultate la video ricetta sulla nostra pagina You Tube  https://www.youtube.com/watch?v=J2EH3UGPcE0

PIATTO UNICO

Novità

Da questo mese, oltre alla consueta offerta, abbiamo introdotto nel nostro menù giornaliero il piatto unico. Dal lunedì al venerdì nel menù troverai il piatto unico del giorno, che cambia ogni 2/3 giorni, ad un prezzo incredibile. Infatti con soli 10 €  potrai degustare il piatto unico, una bibita e il caffè, senza costi aggiuntivi!!!

Ecco alcuni esempi!!!

  1. Roastbeef con verdure alla griglia WP_20160706_11_22_29_Pro
  2. Piovra con verdure al vapore WP_20160711_11_25_32_Pro
  3. Prosciutto crudo, melone e mozzarella di bufalaWP_20160715_11_37_50_Pro
  4. Prosciutto crudo mozzarella e zucchine marinate WP_20160713_11_38_17_Pro
  5. Tris di “saor” (Sarde in saor, gamberoni in saor e lucioperca in saor)  WP_20160718_11_22_39_Pro

Ogni giorno una specialità

Nella vasta scelta di piatti proposti a mezzogiorno da Trattoria Orazio, ci sono anche delle costanti. Scorrendo cronologicamente la settimana possiamo trovare ad esempio che tutti i lunedì i tortellini panna e prosciutto o in brodo nei primi e lo stinco di maiale al forno tra i secondi. C’è quasi sempre una tagliatella o una pappardella con un sugo di selvaggina (cervo, cinghiale, capriolo…). Il martedì vi proponiamo un risotto sempre diverso tra i primi e, udite udite, la trippa alla parmigiana come secondo. Il mercoledì invece è il giorno delle lasagne alla bolognese, ma in alternativa c’è sempre un pasticcio diverso, anche secondo la stagionalità, e tutti da provare. Mentre ci avviamo verso il ricco week-end, il giovedì è il giorno dei nostri spettacolari bigoli all’anatra… per non parlare poi della picanha al sale, contando che c’è sempre un arrosto di carni “bianche” (coniglio, faraona, anatra ecc..) e quasi dimenticavo le seppie in umido, altra grande specialità della tradizione veneta. bigoliseppie in umido

E poi… beh poi comincia il week-end, partendo dal venerdì, giorno del baccalà e degli spaghetti col pesce (pescado), il fritto misto, il salmone alla piastra. Insomma un menù tutto da scoprire…

salmone fresco alla piastra (pranzo)baccalà alla vicentinabaccalà mantecatofritto misto (pranzo)

Anche il sabato il menù ripropone i cavalli di battaglia del week-end come il venerdì, ma con una maggiore scelta di carne tra i secondi, come i nostri meravigliosi spezzatini, ogni sabato uno diverso, e tra i primi i nostri famosissimi gnocchi fatti in casa…GNOCCHI al ragù di corte padovana

Insomma, perchè perdere tempo a cucinare a casa quando ogni giorno puoi trovare una vasta scelta di pietanze nel nostro “unico” menù a prezzo fisso ad un prezzo vantaggioso e con la qualità e la genuinità che da sempre portiamo avanti come nostro credo?

Dimenticavo una cosa, se sei vegetariano o vegano, tutti i giorno abbiamo delle proposte anche per te! Siamo specializzati anche in cucina vegana!!!!

Che altro posso dirti… BUON APPETITO!!!

 

 

1 giugno 2015: Trattoria Orazio inaugura il servizio serale

Primo giugno 2015, ore 20:00…via Newton è rallegrata da un crescente chiacchierio e da un continuo arrivare di volti sorridenti…

TRATTORIA ORAZIO APRE ANCHE LA SERA!!!!

Il clima è cordiale, di casa…simpatico e invitante. Si nota l’emozione di chi ama il proprio lavoro e mette passione in ogni dettaglio.Immagine2

Tanti gli ospiti…tantissimi…il ristorante della buona cucina tipica di Padova è al completo!

Antipasti a buffet: deliziosi!!! Un tripudio di sapori freschi e ben preparati: insalata di mare, burrate e zucchine, carpaccio di manzo….l’irrinunciabile e strepitoso baccalà della casa, oramai famoso e richiestissimo.

Una volta seduti a tavola, inizia la degustazione, sapientemente ritmata da Simone (il titolare) che non rinuncia mai a regalare un sorriso o una parola cordiale ai suoi ospiti…

Si vola letteralmente da un risotto basilico e fiori di zucca a una tagliata al rosmarino; dal sapore vegano dei fusilli di farro piselli e mentuccia allo splendido filetto di branzino ai profumi dell’orto, freschissimi!

Il menu a la carte di Trattoria Orazio è un successo indiscutibile!!!!

Immagine3Trattoria Orazio apre le porte all’esperienza serale nel migliore dei modi possibile: una serata di grande successo, pietanze preparate a regola d’arte e una meravigliosa accoglienza di tutto lo staff che ancora una volta non smentisce la fama di questo ristorante patavino che ancora oggi, dopo 70 anni di gloriosa attività, ancora stupisce e sorprende.

1000 di queste serate Trattoria Orazio !!!!!